Viaggio in Germania - La storia della Germania
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La storia della Prussia

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Federico II di Prussia (1712-1786)
Federico II di Prussia (1712-1786)
Quadro di Anton Graff
Federico II di Prussia (1712-1786)
Federico II di Prussia (1712-1786)
Quadro di Anton Graff
Il seguente articolo è il testo integrale
di una conferenza.
Relatore: Wolfgang Pruscha

La Prussia - uno stato esistito per soli 170 anni:

Quando si pensa alla Prussia viene in mente di solito il periodo del suo massimo potere, cioè il 700-800 e si pensa alla dinastia degli Hohenzollern, in particolare al re della Prussia Federico II, chiamato anche Federico il Grande.

In quell’epoca la Prussia faceva parte dei cinque stati che dominavano l’Europa (Russia, Austria, Francia, Inghilterra e Prussia). Ma mentre gli altri stati, in quell’epoca, avevano alle spalle già centinaia di anni di storia e oggi sono tutti degli stati con un passato millenario, la Prussia, in senso stretto, è esistita per soli 170 anni, e cioè dal 1701 al 1871. Ma in quegli anni la Prussia mise sottosopra l'intero sistema dei poteri in Europa. Dopo il 1871 cominciò lentamente a sparire e oggi è del tutto scomparsa, senza lasciare (quasi) nessuna traccia.

Certo, nel 1701 la Prussia non nasce dal nulla: prima c’è stata una lunghissima preistoria che inizia intorno al 1100, e questa preistoria si articola in due rami che per molti secoli si svilupparono in maniera completamente indipendente l’uno dall’altro. In quei secoli a nessuno sarebbe venuto in mente che questi due rami avrebbero potuto avvicinarsi e infine unirsi, per far nascere lo stato della Prussia come lo conosciamo oggi – cosa che tra l’altro avvenne quasi per caso.

I due rami della preistoria della Prussia:

La preistoria della Prussia La preistoria della Prussia A - La regione abitata dalle tribù prussiane. Lo stato dell'Ordine teutonico si estendeva da lì verso nord, fino all'odierna Lettonia e Estonia
B - L'origine della dinastia degli Hohenzollern, nella Svevia
Il primo di questi due rami riguarda la storia dello stato dell'Ordine teutonico, fondato all'inizio del 1200 nel territorio dei paesi baltici, nell'estremo nord-est dell'odierna Germania. L'Ordine teutonico, i cui membri erano monaci, fu una congregazione militare e ospedaliera nata nel 1191 in Palestina, durante la terza crociata.

Il secondo dei due rami riguarda la storia della dinastia degli Hohenzollern che iniziò nell'anno 1100 nella Svevia, nell'estremo sud-ovest della Germania (nella carta di sopra indicato con B).

Per capire meglio l'inizio della preistoria della Prussia dobbiamo cominciare dai Prussiani (o Pruzzi) che vivevano in un territorio sul Mar Baltico che oggi si trova al confine tra Polonia e Russia (nella carta di sopra indicato con A).

Chi erano i Prussiani?

Delle dieci tribù dei Prussiani non si sa molto, dai ritrovamenti archeologici sappiamo che vivevano in quella zona già da più di mille anni. Avevano una loro lingua, ma non conoscevano ancora la scrittura e quindi non esistono dei documenti di prima mano. Erano delle popolazioni pagane. Peter von Dusburg, un monaco e cronista dell'Ordine teutonico scrisse di loro:

"Poiché essi non conoscevano il Signore, adoravano erroneamente le sue creature, ovvero il sole, la luna, le stelle, gli uccelli, i quadrupedi, e anche le serpi. Essi possedevano fiumi, campi e boschi sacri, ove non osavano arare, pescare o raccogliere legna."

Tra il 1000 e il 1300 siamo nell'epoca della cosiddetta evangelizzazione delle popolazioni pagane dell'est. Una evangelizzazione che contemporaneamente era anche una conquista militare dei loro territori, una specie di colonizzazione, in cui religione, politica ed economia formavano spesso un intreccio difficile da districare.

Questa evangelizzazione non si svolse in modo uguale in tutte le regioni dell'est, dipendeva molto dai metodi adoperati da chi la portava avanti, ma raramente avvenne senza spargimento di sangue.

I primi a tentare di evangelizzare i Prussiani e di occupare i loro territori furono i Polacchi (che erano già stati cristianizzati prima), a partire dall’anno 1000. Ma in questo caso contavano anche altri obbiettivi oltre a quelli religiosi e cioè: ottenere uno sbocco sul Mar Baltico per potersi inserire in una delle tratte commerciali più proficue dell'epoca. Un altra cosa che li attirava era l'ambra, chiamata anche l'oro del Mar Baltico. Avere in mano la raccolta dell'ambra e il suo commercio prometteva ricchezza assicurata.
L'ambra - l'"oro del Mar Baltico" L'ambra - l'"oro del Mar Baltico" L'ambra - l'"oro del Mar Baltico"
foto:
Schorle

Le crociate del nord:

Ma questi tentativi di conquista da parte dei Polacchi non ebbero successo, all'aggressione con la spada i Prussiani risposero con gli stessi metodi e lo fecero in modo molto efficace.

Per questo, papa Eugenio III autorizzò nel 1147 una "guerra santa" nei confronti dei popoli slavi, equiparandola addirittura a quella che si combatteva in Palestina contro i musulmani. Nella bolla papale scrisse che i pagani slavi andavano combattuti “fino al momento in cui, con l'aiuto di Dio, essi devono essere o convertiti o cancellati”.

Ma anche questa guerra fu un fallimento e la controffensiva dei Prussiani fu talmente violenta che i Polacchi e i combattenti alleati furono costretti a chiedere aiuto all'Ordine teutonico.

La conquista dei territori dei Prussiani e della loro evangelizzazione da parte dell'Ordine teutonico iniziò nel 1234. I Cavalieri teutonici combattevano con lo spirito delle crociate: "morte agli infedeli". O battesimo o morte. A causa della continua resistenza, nel 1243 Papa Innocenzo IV proclamò un'altra crociata contro i Prussiani. Ma questi non volevano rinunciare alle loro terre e alla loro religione che era anche il loro modo di vivere e si difesero con forza. Alla fine dovettero però arrendersi alla maggiore esperienza militare e agli armamenti migliori e più efficaci dei Cavalieri teutonici. Fu un massacro: pochi battesimi e tanti morti.
La guerra tra i prussiani e i cavallieri teutonici La guerra tra i prussiani e i cavallieri teutonici La rivolta dei Prussiani (a sinistra) contro i cavallieri teutonici (a destra) durò 12 anni, dal 1260 al 1272.
Dopo alcuni anni di apparente calma, nel 1260 scoppiò una rivolta generale di tutte le tribù prussiane. Fu una vera e propria guerra che durò 12 anni, fino al 1272. Nel frattempo i Prussiani avevano imparato le tecniche di combattimento dei nemici e i Cavalieri teutonici furono inizialmente costretti ad abbandonare la maggior parte dei territori prussiani e persino alcune fortezze costruite da loro per dominare la regione.

Ma mentre i Prussiani erano sempre più esausti da decenni di ribellioni, l'Ordine reclutava continuamente nuovi cavalieri dal Reich che combattevano di solito solo per un anno, al massimo per due, per essere poi sostituiti da nuove forze fresche, e questo alla fine diede all'Ordine teutonico il vantaggio decisivo per vincere la guerra. La riconquista dei territori delle tribù prussiane fu di nuovo devastante e alla fine fu quasi un miracolo se rimasero ancora dei Prussiani.
La guerra tra i prussiani e i cavallieri teutonici La guerra tra i prussiani e i cavallieri teutonici La fine della rivolta dei Prussiani,
disegno dell'epoca.

Lo stato dell'Ordine teutonico:

I Prussiani rimasti che avevano collaborato con l'Ordine ottennero il diritto a un pezzo di terra e si germanizzarono in poco tempo. Gli altri invece erano la parte più povera della popolazione; lo storico britannico A.J.P. Taylor parla di questi ultimi come di "braccianti senza terra". La loro lingua e la loro cultura sparì un po' alla volta e dopo poche generazioni i Prussiani erano diventati una presenza quasi trascurabile nei territori dove una volta dominavano.

A questo punto nasce una domanda: visto che i Prussiani dopo le guerre con l'Ordine teutonico erano praticamente spariti, perché lo stato che sarebbe nato 400 anni dopo si chiamò proprio "Prussia"?

Un primo motivo consiste in un fatto sorprendente, piuttosto raro nella storia: quelli che avevano conquistato i territori, che prima non avevano un nome, diedero a questi territori il nome dei vinti, cioè Prussia. La causa per la quale anche secoli più tardi gli Hohenzollern - che non c'entravano nulla con lo stato dell'Ordine teutonico - usarono questo nome per il loro stato è invece un'altra storia di cui si parlerà più avanti.

Il '200 fu un secolo di orrori, non c'è nulla da abbellire o da mascherare. Nel '300 invece, l'Ordine teutonico dimostrò di saper costruire uno stato che, paragonato alle monarchie feudali di quell'epoca, era sorprendentemente evoluto. Era una repubblica con un sovrano eletto, divisa in province che erano amministrate in modo molto efficace. I Cavalieri erano monaci e le loro regole vietavano il possesso di terreni o di altri tipi di beni, quindi era difficile corromperli, come amministratori non potevano arricchirsi personalmente. Gli immigranti tedeschi, contadini, artigiani e commercianti che dopo la guerra arrivavano in gran numero contribuirono a una fioritura economica dello stato dell'Ordine che suscitò ammirazione in molti contemporanei.

Molto bravo nella politica interna, l'Ordine era molto meno bravo nella politica estera: continuò con una politica molto aggressiva e espansiva, volendo conquistare anche altri territori. Ma questo creò, a partire dal 400, una lunga serie di guerre con gli stati vicini, soprattutto con la Polonia e la Lituania. Queste guerre indebolirono lo stato dell'Ordine Teutonico anche all'interno, perché le corporazioni dei commercianti ed artigiani che erano diventati sempre più forti e più ricchi, erano totalmente esclusi dalla sfera politica, riservata invece ai monaci dell'Ordine. E queste corporazioni guardavano con invidia alla Polonia dove le corporazioni simili avevano invece un notevole peso nella politica. E così, nelle guerre del '400, contro la Polonia e la Lituania le città più importanti della Prussia, si allearono con i nemici contro il dominio dei Cavalieri Teutonici.
La battaglia di Tannenberg (1410) La battaglia di Tannenberg (1410) La battaglia di Tannenberg (1410)
A sinistra l'esercito della Polonia e della Lituania insieme alle città alleate della Prussia, a destra l'esercito dell'Ordine teutonico.
Fonte: Berner Chronik des Diebold Schilling des Älteren
Una delle più importanti battaglie in questa guerra fu quella di Tannenberg nel 1410 che fu una totale disfatta dell'Ordine teutonico. Queste guerre finirono con la pace di Thorn (1466) in cui l'Ordine teutonico dovette cedere la Prussia alla Polonia. Solo la parte orientale rimase all'Ordine, ma come feudo, cioè come protettorato sottoposto al re della Polonia.

E se non ci fosse stato quell'altro ramo della preistoria della Prussia, quello della casata degli Hohenzollern, lo stato della Prussia non sarebbe mai nato.

Gli Hohenzollern

Il castello degli Hohenzollern nel '600 Il castello degli Hohenzollern nel '600 Il castello degli Hohenzollern nel '600
fonte:
Wikimedia Commons
Il castello degli Hohenzollern oggi
Il castello degli Hohenzollern oggi, dopo numerose ristrutturazioni
foto:
A. Kniesel
La casata degli Hohenzollern proveniva dalla Svevia, nel sud-ovest della Germania. Non possedevano molte terre ma i loro sovrani erano degli abili diplomatici che seppero rendersi importanti per l'imperatore. Nel 1192 divennero amministratori del castello di Norimberga, dove l'imperatore risiedeva frequentemente.

Nel 1410 fu eletto come nuovo imperatore Sigismundo di Lussemburgo che prima governava il Brandeburgo, e per i preziosi servizi resi a lui, Federico VI della casata degli Hohenzollern, fu nominato nuovo amministratore della Marca di Brandeburgo. Nel 1415 divenne addirittura uno dei sette Principi Elettori del Reich, chiamandosi adesso Federico I di Brandeburgo.

Il Brandeburgo era la meno importante e una delle più povere regioni della Germania. I terreni da coltivare erano di scarsa qualità, molto sabbiosi, con tante paludi. Politicamente era dilaniato da continue lotte tra le città, i ricchi latifondiari e da parecchi Cavalieri predoni che resero insicura la regione. Ma nel secolo successivo i nuovi sovrani degli Hohenzollern riuscirono a mettere un po’ di ordine in questa regione che rimase comunque, nella considerazione degli altri sovrani tedeschi, all'ultimo posto. Ma le cose sarebbero cambiate.
La Marca di Brandeburgo La Marca di Brandeburgo A: l'origine della casata degli Hohenzollern (nel 1100), B: la Marca di Brandeburgo governata da Federico I di Brandeburgo, della casata degli Hohenzollern (nel 1415), C: la Prussia, governata dall'Ordine teutonico (nel 1400)
Nel 1511 viene eletto come nuovo Gran maestro dell'Ordine teutonico Alberto di Brandeburgo che era, casualmente, anche lui della casata degli Hohenzollern. Non c’era tanta simpatia tra lui e suo cugino che regnò nello stesso tempo nel Brandeburgo. Quest’ultimo era un fervente cattolico, mentre Alberto era noto per le sue simpatie per la riforma protestante di Lutero.

Pochi anni dopo, nel 1525, questo Alberto operò un vero e proprio colpo di stato, un tradimento che scandalizzò molti in Germania. Come Gran Maestro dell’Ordine sciolse lo stato dei Cavalieri teutonici e aderì ufficialmente alla Riforma protestante. Con un trattato tra Alberto e il Re di Polonia si creò il nuovo Ducato di Prussia, che rimase uno stato vassallo della Polonia, ma adesso non più collegato allo stato dell’Ordine teutonico. Alberto diventò il primo Duca di questo nuovo stato e lì attuò la secolarizzazione dei beni dell’Ordine. Per questo fu messo subito al bando dall’imperatore del Reich. Ma tutto sommato Alberto di Prussia, come si chiamava adesso, governò abbastanza bene, fondò scuole in tutte le città e anche la prestigiosa l'università di Königsberg dove più tardi avrebbe insegnato Immanuel Kant.

Nonostante il fatto che ora sia il Brandeburgo che il Ducato della Prussia fossero entrambi governati da esponenti degli Hohenzollern, nei successivi 100 anni non successe niente che potesse avvicinare i due stati. Non c’era nemmeno un piano o un’idea di farlo.

La nascita dello stato Brandeburgo-Prussia

A questo punto va spiegata una cosa importante: per conquistare nuovi territori, in quell’epoca non c’era solo la guerra, c'erano anche le cosiddette “candidature all’eredità”. Funzionava così: I sovrani di praticamente tutta l’Europa si sposavano tra di loro e sposavano anche i propri figli con quelli degli altri. Se un sovrano rimaneva senza figli maschi, iniziava subito la ricerca del parente maschio più vicino, cioè del “candidato all’eredità”. Che poteva benissimo essere di un altro stato. Se le cose andavano bene c’era un nuovo sovrano che apparteneva a un altro stato. Se andava male significava guerra tra i vari contendenti che poteva anche coinvolgere altri stati.

Così facevano anche gli Hohenzollern che governavano il Brandeburgo: tra le varie unioni matrimoniali con altri stati fecero sposare anche due figli maschi con due figlie del Duca di Prussia. Questi due matrimoni potevano anche rimanere senza nessuna conseguenza politica, ma il caso volle che nel 1618 il Duca di Prussia morì, senza eredi. E a questo punto il sovrano di Brandeburgo divenne anche il Duca di Prussia. Rimasero però due stati separati di cui uno, il Ducato di Prussia, era sempre uno stato vassallo del Re della Polonia, ma ora erano governati dalla stessa persona. Solo dopo una guerra tra la Polonia e la Svezia, nella quale il Duca di Prussia si mise abilmente una volta con i Polacchi e un'altra volta con gli Svedesi, gli Hohenzollern riuscirono a scrollarsi di dosso la dipendenza dal Re di Polonia.

1701 - ecco finalmente la Prussia

Siamo nel 1660 e per la prima volta si intravede la possibilità di uno stato unitario. A questo punto torniamo a una domanda già posta prima: Perché questo stato unitario è stato chiamato "Prussia" e non "Brandeburgo" che nel frattempo era diventata la parte molto più importante?

La risposta sta nella vanità dei sovrani dell'epoca. Il nuovo stato Brandeburgo-Prussia aveva raggiunto delle dimensioni notevoli ed era, non già una grande potenza, ma comunque una potenza media tra gli stati dell'Europa. E il sovrano di Brandeburgo-Prussia, Federico III, che regnò dal 1688 al 1713 e che portava sempre i titoli "Margravio di Brandeburgo" e "Principe Elettore" voleva essere di più, voleva diventare un Re.

Purtroppo, costituzionalmente non era possibile all'interno del Sacro Romano Impero che conosceva solo un "Re della Germania". Ma Federico trovò un modo per diventarlo. Nel suo Brandeburgo non poteva portare il titolo di "Re", nel suo Ducato di Prussia, che non faceva parte del Sacro Romano Impero, invece era possibile. E così, nel 1701 Federico III di Brandeburgo si autoincoronò con il nome di Federico I re in Prussia. Non "re DI Prussia", ma "re IN Prussia". Questo "IN" era un piccolo difetto del titolo, ma era necessario perché la Polonia possedeva sempre la parte occidentale della Prussia, e chiamarsi "Re di Prussia" sarebbe stato un atto di prepotenza che l'Imperatore sicuramente non avrebbe accettato, e poi poteva significare anche guerra con la Polonia. Di conseguenza, l'incoronazione non avvenne nel Brandeburgo, ma alcune centinaia di chilometri più a est, a Königsberg, nella Prussia.
L'autoincoronazione di Federico I, re in Prussia L'autoincoronazione di Federico I, re in Prussia L'autoincoronazione di Federico I, re in Prussia
quadro di Anton von Werner
Ma ora Federico I era comunque un re, anche la popolazione del Brandeburgo lo chiamava così e tutti gli atti dello stato, a partire dal 1701, erano "atti reali". Anche se dovevano passare altri 70 anni prima che il sovrano potesse chiamarsi finalmente "Re di Prussia" (dopo l'annessione militare della parte polacca della Prussia) il regno della Prussia era nato nel 1701.

Oltre ai titoli Federico I amava anche il lusso e sotto il suo governo gli sprechi nella gestione della corte e la corruzione aumentarono a dismisura. Le altissime spese dello stato portarono all'impoverimento della popolazione e quando Federico morì, nel 1713, la Prussia era praticamente in bancarotta. Lasciò al suo successore uno stato con l'enorme debito di 20 milioni di talleri.

La Prussia del 1713

La Prussia nel 1713 La Prussia nel 1713
Se guardiamo la carta geografica dello stato che Federico I, il primo re prussiano, lasciò al suo successore sono subito evidenti alcune cose:

La Prussia non è affatto uno stato unitario: ci sono due territori più grandi, ma distanti tra di loro e altri sette territori piccoli, sparsi per tutta la Germania. Ma anche il territorio centrale, quello più grande, in realtà è diviso: oltre al Brandeburgo ci sono la Pomerania e il Ducato di Magdeburgo, due parti importanti della Prussia, ma molto diversi tra loro e dal Brandeburgo.

In questo stato esistono popolazioni con culture, dialetti, confessioni religiose e tradizioni diverse. Non è uno stato cresciuto in modo organico, ma un insieme di territori tenuti insieme solo per motivi politici.

Se consideriamo poi che Federico I nel 1713 lasciò al suo successore, Federico Guglielmo I, uno stato vicino alla bancarotta con debiti giganteschi causati soprattutto da sprechi e corruzione capiamo che per far sopravvivere questo stato erano necessari degli sforzi enormi, soprattutto in tre direzioni: Questi tre obbiettivi furono quasi pienamente raggiunti dai due sovrani che governarono la Prussia dal 1713 al 1786, cioè Federico Guglielmo I e Federico II, chiamato anche Federico il Grande. Questi due re crearono uno stato che era un piccolo capolavoro di efficienza, ammirato in tutta l'Europa. Uno stato per certi versi moderno con un sovrano che amava la cultura, ma allo stesso tempo fu anche uno stato temuto per la sua forza e la sua aggressività militare. Uno stato pieno di contraddizioni, uno stato diverso dagli altri, insolito, sotto molti aspetti straordinario.

Com'era la nuova Prussia?

Federico Guglielmo I Federico Guglielmo I Federico Guglielmo I, 1688-1740
Quadro di
Antoine Pesne (1733)
Come primo atto ufficiale della sua reggenza Federico Guglielmo I dichiarò nullo il bilancio dello stato approvato da suo padre, il defunto monarca.

Ridusse drasticamente il costo della sua corte, il personale della casa reale fu ridotto da 142 a 46 impiegati. Dei 24 castelli posseduti dal padre ne mantenne solo sei, gli altri furono venduti o dati in affitto. L'orchestra di corte venne sciolta, furono venduti all'asta vini preziosi che facevano parte della cantina reale, oltre a mobili e oggetti d'oro e d'argento. I teatri finanziati dallo stato vennero chiusi e le accademie statali non ottennero nuovi fondi. Non a tutti piaceva questo drastico regime di risparmi, non solo negli ambienti della corte che erano abituati alle feste e alla vita lussuosa del predecessore. Anche molti artigiani, che prima lavoravano per la corte, rimasero disoccupati e dovettero cercarsi nuove fonti di guadagno. Tutta l'amministrazione dello stato fu radicalmente ristrutturata e resa più snella ed efficace.

Ma queste riforme radicali, oltre a rimettere in sesto le finanze dello stato, avevano anche altri motivi. In una delle sue prime riunioni Federico Guglielmo dichiarò:

«Mio padre trovò la propria gioia nel costruire palazzi grandiosi, nell'avere una gran quantità di gioielli, argento, oro e altre magnificenze - permettete di dar sfogo anche ai miei desideri, voglio avere una gran quantità di buone truppe.»

Infatti, Federico Guglielmo I fu chiamato anche "Re Soldato" per l'impronta militarista della sua politica. Per lui, uno stato forte non poteva esistere senza un esercito forte.

Nel 1719 l'esercito prussiano contava 54.000 uomini, venti anni dopo, nel 1739 erano già più di 80.000. L'Austria, la Russia e la Francia avevano degli eserciti più grandi, ma in relazione al numero della popolazione l'esercito prussiano era al primo posto in Europa. Sotto i due re Federico Guglielmo e Federico il Grande la Prussia spese circa l’80% del bilancio dello stato per l’esercito. Il conte di Mirabeau, un uomo politico francese del '700, disse della Prussia:

“Altri stati possiedono un esercito, la Prussia invece è un esercito che possiede uno stato“.

Visto da fuori poteva proprio sembrare così, ma se guardiamo questo stato più da vicino scopriamo che la Prussia era molto di più.

I soldi per la manutenzione di un esercito permanente di queste dimensioni dovevano venire da qualche parte e la “pressione fiscale” in Prussia era sicuramente da record europeo. Ma i re della Prussia si rendevano perfettamente conto che, come disse Federico il Grande, “una mucca che ha fame non dà latte”. Di conseguenza, per creare lavoro e con questo garantire alla popolazione il pane in tavola, lo stato sovvenzionò intensamente l’agricoltura e le piccole manifatture e introdusse nelle università della Prussia, per la prima volta in Europa, delle cattedre di economia.

Quando mancavano degli operai specializzati per determinati progetti lo stato li chiamò dall’estero. Già un secolo prima, nel 1632, la Prussia aveva chiamato a lavorare dei tecnici olandesi, specializzati nell’architettura del paesaggio e nella costruzione di canali e dighe.
Il quartiere olandese a Potsdam Il quartiere olandese a Potsdam Il "quartiere olandese" a Potsdam, costruito nel '600 per gli olandesi, chiamati a lavorare in Prussia.
foto:
Wolfgang Pruscha
La nazionalità dei suoi sudditi era totalmente indifferente per i sovrani della Prussia, tutti quelli che potevano servire allo stato erano benvenuti – non importava se erano tedeschi, olandesi, francesi, polacchi, russi o austriaci.

Nella stessa ottica dobbiamo vedere la tolleranza religiosa della Prussia che per l’epoca era insolita, anzi, per molti scandalosa. Due esempi che fecero clamore in Europa:
  1. Nel 1685 il re della Francia cancellò il cosiddetto Editto di Nantes che per molti anni aveva garantito la libertà di confessione agli Ugonotti, cioè ai protestanti in Francia. Appena una settimana dopo l’allora principe elettore del Brandeburgo Federico Guglielmo rilasciò a sua volta l'Editto di Potsdam che conferì a tutti i perseguitati protestanti francesi il diritti di venire in Prussia e di svolgere lì liberamente la loro attività. Cosa che doveva rivelarsi una decisione molto intelligente perché nei decenni successivi gli Ugonotti diedero un grande aiuto allo sviluppo dell’economia prussiano. Alla fine del ‘700 il 30% degli abitanti di Berlino erano francesi.
  2. una cosa molto simile successe nel 1732 quando Federico Guglielmo I accolse migliaia di protestanti cacciati via dall'arcivescovo di Salisburgo.
Federico Guglielmo riceve gli ugonotti fuggiti dalla Francia Federico Guglielmo riceve gli ugonotti fuggiti dalla Francia Federico Guglielmo riceve gli ugonotti fuggiti dalla Francia (1685)
Quadro di
Hugo Vogel
Tutto questo non successe per motivi umanitari, ma esclusivamente per sviluppare l'economia del paese. Le uniche condizioni per i nuovi arrivati erano: lavorare e pagare le tasse. E quelli che pagavano più tasse erano anche esonerati dall'essere collocati nell'esercito in caso di guerra.

Questa totale indifferenza nei confronti della nazionalità e della religione dei suoi sudditi era indispensabile per la Prussia. Non essendo uno stato cresciuto in maniera organica, bensì assemblato in modo artificiale da pezzi molto diversi tra di loro, senza questa politica la Prussia non sarebbe sopravvissuta.

La Prussia non pretendeva dai suoi sudditi un orgoglio nazionale, anche perché non era possibile, di nazionalità ce n'erano troppe. Non chiedeva l'identificazione con le tradizioni, perché non esisteva una tradizione unitaria. Tutto quello che lo stato prussiano chiedeva era la disciplina per quanto riguarda lo svolgimento del proprio lavoro, qualunque cosa fosse, e il rispetto del singolo per le ragioni dello stato.

Una famosa frase di Federico II fu "Il re è il primo servitore dello Stato." Ma non solo il re. Tutti, dal contadino più umile fino al re erano al servizio dello stato che era qualcosa al di sopra delle persone.

La Prussia sotto Federico II (Federico il Grande):

La prima cosa che Federico II fece quando salì al trono (nel 1740) fu invadere la Slesia, una delle più ricche regioni dell'Austria. Non esisteva nessuna legittimazione per farlo e Federico non fece nemmeno finta di averne una.

Ma l'occasione era buona: L'Austria si trovava in un momento difficile, cioè gli Asburgo erano rimasti senza erede maschile. Per essere preparato a un tale avvenimento, Carlo VI, della casa degli Asburgo e imperatore del Sacro Romano Impero, aveva elaborato, nel 1713, la cosiddetta Prammatica Sanzione che, in mancanza di un erede maschio, dava il diritto di successione al trono alla prima figlia dell'imperatore. E così, nel 1740, Maria Teresa d'Asburgo, alla tenera età di 23 anni, ereditò la corona d'Austria, un fatto assolutamente inedito e per molti anche scandaloso.
Maria Teresa d'Asburgo, all'età di 23 anni Maria Teresa d'Asburgo, all'età di 23 anni Maria Teresa d'Asburgo, all'età di 23 anni
Quadro di
Gabriello Mattei
Anche se gli altri monarchi avevano dato, nel 1713, il loro consenso alla "Prammatica Sanzione", nel 1740 sembrava che non se ne ricordasse più nessuno.

L'Austria, con la sua giovanissima e inesperta regnante sembrava un avversario debole. Le altre monarchie dell'Europa non si scandalizzarono più di tanto dell'attacco della Prussia, anzi, invece di correre in aiuto all'Austria, la Francia, la Baviera e la Sassonia si allearono con l'aggressore, nella speranza di poter partecipare allo smembramento dell'Austria.

Inoltre, nel 1740, la Slesia era spoglia di truppe austriache, impegnate in altri teatri di guerra, e così la conquista di questa regione fu una passeggiata per l'esercito prussiano.

Ma quali erano i motivi per questo apparentemente immotivato attacco all'Austria?
  1. La Slesia possedeva dei ricchi giacimenti di carbone e le fabbriche che lavoravano il ferro per la produzione di armi avevano un crescente fabbisogno di carbone.
  2. La Slesia era una regione molto popolata e per Federico II un numero alto di sudditi era il tesoro più prezioso per uno stato. Più sudditi = più persone che lavorano = più sviluppo di industria e agricoltura = più persone che pagano le tasse = più soldati in caso di necessità.
Come il suo predecessore anche Federico II dedicò la massima attenzione allo sviluppo dell'industria e dell'agricoltura. Per migliorare la situazione dell'alimentazione della popolazione promosse intensamente la coltivazione delle patate e si impegnò anche personalmente:
Federico II durante la raccolta delle patate Federico II durante la raccolta delle patate Federico II durante la raccolta delle patate
Quadro di
Robert Warthmüller
L'Austria non digerì mai la perdita della Slesia e cercò, negli anni seguenti nuove alleanze contro la Prussia, cosa che non era difficile. Perché gli ex-alleati della Prussia ora erano piuttosto arrabbiati perché Federico II, invece di far partecipare Francia, Baviera e Sassonia alla sua vittoria, aveva fatto una pace separata con l'Austria lasciando gli alleati a mani vuote. Federico II voleva solo la Slesia, non era interessato a un ulteriore indebolimento dell'Austria. Ma questo spinse la Francia di nuovo verso l'Austria, questa volta per impedire che la Prussia diventasse troppo forte.

La guerra dei sette anni e la spartizione della Polonia

Ormai l'equilibrio dei poteri in Europa era diventato molto instabile e il sistema di alleanze in subbuglio. E così, nel 1756 scoppiò una nuova guerra in Europa, la cosiddetta guerra dei sette anni.

Gli attori principali erano la Prussia da una parte e l'Austria, la Francia e la Russia dall'altra parte. Ma erano coinvolti anche altri stati in un complicato miscuglio di alleanze che cambiavano spesso. Francia, Gran Bretagna, Spagna e Portogallo si contendevano anche il possesso delle loro colonie e per questo motivo, la guerra dei sette anni è considerata, da alcuni storici, anche la prima guerra a livello mondiale.

Nei primi anni la Prussia riuscì abbastanza bene a far fronte ai suoi nemici, ma più la guerra andava avanti, più critica divenne la posizione della Prussia, per la quale la guerra si trasformò sempre di più in una lotta estenuante per la sopravivenza. Ma Federico il Grande non si arrese mai, con una cocciuta testardaggine cercò sempre di andare avanti e di cambiare la situazione che divenne invece sempre più disperata. Quello che alla fine salvò la Prussia fu una specie di miracolo: nel 1762, nel sesto anno della guerra, morì Elisabetta, l'imperatrice della Russia, e il suo successore Pietro III, che era invece un ammiratore di Federico II, sciolse l'alleanza con l'Austria e concluse una pace separata con la Prussia. Visto che ormai tutti gli stati coinvolti nella guerra erano stanchi, nella pace definitiva conclusa nel 1763 la Prussia riuscì addirittura a mantenere tutti i territori che aveva prima della guerra, compresa la combattuta Slesia.

Per un pelo e con una buona dose di fortuna la Prussia aveva evitato la propria fine. Ma il fatto di aver tenuto testa senza mai arrendersi per sette anni a una coalizione dei tre regni più importanti dell'Europa fece entrare la Prussia definitivamente tra i grandi poteri dell'Europa.

Federico II si rendeva perfettamente conto che cosa sarebbe potuto succedere con la sua Prussia e giurò, davanti ai suoi collaboratori che nella sua vita non avrebbe mai più attaccato nemmeno un gatto.

Ma alla Prussia mancava ancora il collegamento tra i due territori della Prussia orientale e il Brandeburgo al centro. E nel 1772 Federico riuscì a conquistare questi territori senza neanche muovere un soldato. Ci riuscì con una astuzia diplomatica che fu, bisogna dirlo, tra le più vergognose mai adoperate nella politica europea. Trattando segretamente con la Russia Federico Il si mise d'accordo con lo Zar di spartirsi la Polonia tra di loro. Visto che l'Austria avrebbe potuto protestare, Maria Teresa d'Austria fu invitata a partecipare a questo banchetto. La sovrana austriaca esitò, conscia del fatto che questa proposta era una inaudita ingiustizia nei confronti della Polonia, ma alla fine accettò. Nel suo tipico modo un po' cinico Federico II commentò: "All'inizio Maria Teresa pianse un po', ma alla fine volle anche lei una sua parte".
La spartizione della Polonia del 1772 (allegoria) La spartizione della Polonia del 1772 (allegoria) La spartizione della Polonia del 1772 (allegoria),
a sinistra Caterina II, imperatrice della Russia, a destra Giuseppe II, marito di Maria Teresa e Federico II della Prussia che decidono chi prenderà quale fetta della Polonia, al centro il disperato re della Polonia che ha paura di perdere la corona
incisione di Noël Lemire

La politica interna

Nella sua Prussia Federico II attuò anche delle riforme legislative, soprattutto un nuovo codice civile e penale che mirò a una razionalizzazione del regime feudale, a una separazione tra Stato e Chiesa. Il suo motto era "Ognuno deve poter vivere a modo suo".

Questa separazione tra stato e religione, oggi normale in praticamente tutti gli stati europei, all'epoca incontrò anche delle resistenze. Non tutti erano disposti a convivere nello stesso quartiere o collaborare nello stesso ufficio con dei "miscredenti". C'erano addirittura dei preti che lasciarono la Prussia protestando per questa "eccessiva tolleranza", per trasferirsi in un altro stato meno indulgente nei confronti di altre confessioni religiose. Federico II considerò un tale comportamento un tradimento dello stato e con gli anni la sua iniziale indifferenza nei confronti delle religione divenne alla fine quasi disprezzo.

Ma Federico non era solo un cinico militarista. Amava la musica, suonava il flauto traverso e lo suonava piuttosto bene. Spesso organizzò dei piccoli concerti nel castello di Sanssouci a Potsdam che aveva fatto costruire tra il 1745 e il 1747.
Federico II suona il flauto durante un concerto nel castello Sanssouci Federico II suona il flauto durante un concerto nel castello Sanssouci Federico II suona il flauto durante un concerto nel castello Sanssouci
Quadro di Adolph von Menzel
Stimava moltissimo il filosofo francese Voltaire e lo invitò a Potsdam dove questi visse per 3 anni animando la corte prussiana con dibattiti filosofici e politici.
Un dibattito nel castello Sanssouci tra Federico II, Voltaire e altri ospiti Un dibattito nel castello Sanssouci tra Federico II, Voltaire e altri ospiti Un dibattito nel castello Sanssouci tra Federico II, Voltaire e altri ospiti
Quadro di Adolph von Menzel

La Prussia e la rivoluzione francese:

Sotto i due successori di Federico il Grande, Federico Guglielmo II e Federico Guglielmo III la città di Berlino cambiò: furono costruiti la Porta di Brandeburgo e molti altri monumenti che oggi determinano l'aspetto della città.
Due incisioni della Porta di Brandeburgo, in alto: nel 1735, in basso: nel 1830 Due incisioni della Porta di Brandeburgo, in alto: nel 1735, in basso: nel 1830 Due incisioni della Porta di Brandeburgo,
in alto: nel 1735, in basso: nel 1830
Accanto a Weimar, la città di Goethe e Schiller, Berlino divenne un nuovo centro culturale della Germania, soprattutto per la nuova generazione dei poeti romantici.
a sinistra: Federico Guglielmo II, a destra: Federico Guglielmo III con la moglie Luisa a sinistra: Federico Guglielmo II, a destra: Federico Guglielmo III con la moglie Luisa a sinistra: Federico Guglielmo II (quadro di Anton Graff), a destra: Federico Guglielmo III con la moglie Luisa (quadro di Friedrich Georg Weitsch)
A livello politico questi due re dovettero affrontare un nemico del tutto nuovo: la rivoluzione francese. Questa rivoluzione spaventò parecchio le vecchie monarchie europee, in particolare dopo la decapitazione del re di Francia Luigi XVI, e fece avvicinare tra di loro anche la Prussia e l'Austria che prima si erano fatte una guerra dopo l'altra.

La guerra tra le vecchie monarchie europee e la Francia rivoluzionaria iniziò nel 1792 e durò vent'anni, ma la Prussia si ritirò dalla coalizione delle monarchie dopo solo tre anni, nel 1795, ottenendo dalla Francia, contenta di avere un avversario in meno, delle condizioni molto favorevoli, estendendo la sua influenza a tutta la parte nord-ovest della Germania.

Più che a una continuazione della guerra contro la Francia Federico Guglielmo II era interessato a una ulteriore spartizione della Polonia. Per due volte, nel 1793 e nel 1795 la Prussia e la Russia si assegnarono tutte le parti della Polonia che erano ancora rimaste polacche dopo la prima spartizione sotto Federico II, lasciando di nuovo una piccola parte all'Austria. La Prussia ottenne così dei vasti territori nuovi, compresa Varsavia e divenne uno stato con una popolazione a metà tedesca e a metà polacca.

Mentre la guerra delle vecchie monarchie contro la Francia continuò, la Prussia rimase neutrale per nove anni. Ma nel 1805 la situazione precipitò: Francia, Austria e Russia vollero a tutti i costi che la Prussia abbandonasse la neutralità entrando di nuovo nella guerra contro la Francia e alla fine Federico Guglielmo III cedette, anche se controvoglia. Fu un disastro, perché in due battaglie contro l'esercito di Napoleone quello prussiano fu sconfitto due volte rovinosamente, il re prussiano dovette fuggire nella Prussia orientale e Napoleone fece una trionfale entrata a Berlino.
Napoleone entra a Berlino (1806) Napoleone entra a Berlino (1806) Napoleone entra a Berlino (1806)
Quadro di Charles Maynier
Già una volta, nel 1762, alla fine della guerra di sette anni, l'esistenza della Prussia era appesa a un filo e si salvò per un pelo. Ora, nel 1806, la storia si ripeté: in un primo momento Napoleone, furioso per la rottura della neutralità prussiana, prese in considerazione la completa cancellazione dello stato della Prussia, ma poi si accontentò del suo dimezzamento territoriale e del pagamento di ingenti somme come riparazione dei danni della guerra.

E ancora, nell'estate del 1813, dopo una rinnovata edizione dell'alleanza contro Napoleone e dopo altre battaglie perse la Prussia stava di nuovo sull'orlo dell'abisso. Solo la famosa battaglia delle nazioni vicino a Lipsia nell'ottobre del 1813 che durò 4 giorni e che coinvolse 600.000 soldati, di cui 100.000 non tornarono più a casa, portò la svolta definitiva per la coalizione monarchica e quindi anche per la Prussia.
La "battaglia delle nazioni", vicino a Lipsia (1813) La "battaglia delle nazioni", vicino a Lipsia (1813) La "battaglia delle nazioni", vicino a Lipsia (1813)
Quadro di Ernst Wilhelm Straßberger
Il fatto che, in quegli anni la Prussia si vide due volte molto vicina alla fine, senza che nessuno tra le altre monarchie dimostrasse tanto interesse per impedirlo, fa capire che questo stato, per le altre nazioni dell'Europa, non era indispensabile, in caso di necessità bastava smontarlo e distribuire i pezzi come si era fatto con la Polonia: l'est poteva essere diviso facilmente tra Austria, Polonia e Russia, il Brandeburgo poteva essere annesso alla Sassonia, e i territori all'ovest aspettavano solo di diventare di nuovo autonomi. La Prussia, nel settecento protagonista dell'Europa, adesso, all'inizio dell'800, era diventato un attore secondario, un pedone mosso da altri.

Le riforme prussiane

Ma negli anni della guerra, all'interno della Prussia, successero delle cose importanti. Anche se pochi condividevano gli eccessi della rivoluzione francese, le novità che portò a livello sociale e amministrativo erano viste da molti come nuovo modello da seguire. All'interno del governo della Prussia nacque un "partito delle riforme" e i due protagonisti di questo partito Karl Freiherr vom Stein e Karl August von Hardenberg introdussero una riforma dopo l'altra: Quindi quasi tutto il programma sociale della rivoluzione francese, ma senza nessun cambiamento a livello politico, una specie di rivoluzione guidata dall'alto, senza intaccare la monarchia.
a sinistra: Karl Freiherr vom Stein, a destra: August von Hardenberg a sinistra: Karl Freiherr vom Stein, a destra: August von Hardenberg a sinistra: Karl Freiherr vom Stein (quadro di Johann Christoph Rincklak), a destra: August von Hardenberg (quadro di Friedrich Georg Weitsch)
Il problema era però che, a causa della guerra e anche per le accanite resistenze dell'aristocrazia prussiana solo poche cose di questo programma ambizioso poterono veramente essere realizzate. E quando la guerra finì, finirono anche le riforme. Ma era stata piantato un seme che nei decenni seguenti sarebbe cresciuto.

Il Congresso di Vienna e il periodo della restaurazione

Il congresso di Vienna nel 1815 che riunì i rappresentanti di tutti gli stati europei doveva ristabilire l'ordine monarchico in Europa. Sulle rovine del Sacro Romano Impero, morto sotto i colpi dell'esercito di Napoleone, fu creata la Confederazione Germanica di 35 stati e 4 città libere con un parlamento a Francoforte, sotto la presidenza dell'Austria. Per creare un forte baluardo contro la Francia anche la Prussia fu ricostituita com'era prima dell'invasione napoleonica.
I capi di stato durante il Congresso di Vienna I capi di stato durante il Congresso di Vienna I capi di stato durante il Congresso di Vienna (1815)
Incisione di
Jean-Baptiste Isabey
Tutto doveva essere come prima, ma in realtà molte cose erano cambiate. Fino alla fine del '700 non esisteva nessuna consapevolezza nazionale nelle popolazioni dei vari stati tedeschi. Ci si sentiva sassone, bavarese, svevo, frisone o austriaco, ma raramente "tedesco".

L'idea di una Germania unita nacque per la prima volta proprio nella lotta comune contro Napoleone. Ma questa idea, all'epoca ancora un sogno, era quasi sempre accompagnata da richieste come una costituzione democratica con un parlamento liberamente eletto, la libertà di stampa e altre richieste democratiche che erano però inaccettabili per i governanti dell'epoca, che erano tutt'altro che democratici.

La Prussia della prima metà del '800 era molto cambiata: nel '700 era moderna, aperta a tutte le novità politiche ed economiche, bellicosa verso l'esterno, ma tollerante nei confronti delle confessioni religiose e le nazionalità dei suoi cittadini. Quella dell'800 fu conservatrice, antidemocratica, cristiana, pacifica verso l'esterno, ma estremamente repressiva contro tutte le opposizioni interne.

Nei primi decenni dell'800 si diffuse anche in Prussia la rivoluzione industriale iniziata in Inghilterra e favorita da una cresente innovazione tecnologica. Creò un forte sviluppo economico ed ebbe degli sviluppi importanti a livello sociale e politico.
Una delle prime fabbricche in Prussia per produrre attrezzi agricoli Una delle prime fabbricche in Prussia per produrre attrezzi agricoli 1830: una delle prime fabbriche in Prussia per produrre attrezzi agricoli, a Wetter (Vestfalia)
Quadro di
Alfred Rethel
Con la nascita di numerose nuove fabbriche e con la meccanizzazione del lavoro nacquero anche dei gravi problemi sociali, molti artigiani non riuscirono più a reggere la concorrenza delle macchine e rimasero disoccupati. La situazione era particolarmente grave in Slesia dove gran parte dei tessitori erano ridotti alla fame. Alle loro ribellioni, delle volte anche violente, le autorità prussiane non seppero rispondere, se non con la polizia o anche con l'esercito.
I tessitori della Slesia, una vigneta dell'epoca I tessitori della Slesia, una vigneta dell'epoca "La miseria in Slesia" (una vigneta del 1848), in alto: "Fame e disperazione", in basso: "La risposta ufficiale"
Autore sconosciuto
Questo cosiddetto "periodo della restaurazione" durò fino al 1848 quando le rivolte democratiche in tutta l'Europa rovesciarono il labile equilibrio politico creato nel 1815.

La Prussia e la rivoluzione del 1848

Queste rivolte coinvolsero tutta la Germania. Le richieste erano sempre: unità della Germania, libertà di stampa e parlamenti democraticamente eletti. Dappertutto i regnanti risposero con la polizia e quando le proteste diventarono più forti e pressanti anche con l'esercito che non esitò a sparare. I momenti più drammatici si verificarono proprio nella Prussia, cioè a Berlino: nel marzo del 1848 scoppiò una rivolta che durò parecchi giorni e che lasciò sull’asfalto centinaia di morti.
Marzo 1848, Berlino Alexanderplatz Marzo 1848, Berlino Alexanderplatz Marzo 1848, Berlino Alexanderplatz: l'esercito prussiano (in basso a destra) spara contro una barricata erretta dai rivoluzionari. L'odierna bandiera tedesca (nero, rosso, giallo) all'epoca fu usata dai rivoluzionari.
Litografia dell'epoca (autore sconosciuto)
Nello stesso tempo a Francoforte si riunì un parlamento formato da rappresentanti di tutti gli stati tedeschi per elaborare una costituzione democratica. Una delle discussioni più spinose era fin dell'inizio: l'Austria doveva far parte di una Germania unita o no?
Un dibattito nel parlamento di Francoforte (1848) Un dibattito nel parlamento di Francoforte (1848) Un dibattito nel parlamento di Francoforte riunito nel 1848 per elaborare una costituzione democratica
Quadro di
Ludwig von Elliott
L'imperatore dell'Austria non volle neanche sentir parlare di una Germania unita e così una delegazione di questi parlamentari si recò a Berlino per offrire la corona di "Imperatore della Germania" a Federico Guglielmo IV, re della Prussia. Ma questi rispose seccamente: "Non mi metterò mai in testa una corona di merda". Per lui la corona poteva essere conferita solo con la grazia di Dio e non con quella del popolo. E con questo la rivoluzione era finita.

Bismarck è l'unità della Germania

Otto von Bismarck Otto von Bismarck Otto von Bismarck, in una foto del 1862
foto: Bundesarchiv
A questo punto entrò in campo Otto von Bismarck, un uomo politico prussiano molto abile e senza troppi scrupoli, che in questi anni divenne il consigliere più stretto del re di Prussia. Bismarck aveva capito che la Germania poteva essere unita o "dal basso", cioè dal popolo con tutti i rischi che questo comportava o  "dall'alto", cioè da qualcuno abbastanza forte da costringere gli altri stati ad aderire a uno stato unitario. Per la verità, non era entusiasta dell'idea di una Germania unita: era troppo prussiano per vedere la Prussia in uno stato insieme a 30 altri stati tedeschi. Ma la questione dell'unità divenne sempre più urgente da risolvere, anche per liberare lo sviluppo economico, ostacolato da troppi confini e dogane interni e troppe leggi diverse.

Il problema più importante da affrontare fu, come sempre, l'Austria. Da risolvere, come sempre, con una guerra. Nel 1866 Bismarck provocò, per futili motivi, una guerra con l'Austria e inflisse agli Asburgo una schiacciante disfatta. La Confederazione degli stati tedeschi, fondato nel 1815 e fino ad allora capeggiata dall'Austria fu sciolta. Al suo posto venne costituita una Confederazione della Germania settentrionale sotto l'influenza della Prussia. La Prussia incassò altri territori al nord della Germania e raggiunse così la sua massima estensione. Nel 1871, su 40 milioni abitanti della Germania 24 milioni vivevano in Prussia.
La Prussia (1866 - 1918) La Prussia (1866 - 1918) La Prussia (1866-1918), durante la sua massima espansione
carta: Wikimedia Commons
Questa nuova Prussia era talmente grande e potente che la Francia si sentì minacciata. C’era aria di guerra, e la guerra arrivò.

Quattro anni dopo, nel 1870 scoppiò una crisi diplomatica tra la Francia e la Prussia sulla successione al trono della Spagna, una questione in cui era coinvolto anche un principe della casata degli Hohenzollern. Adesso bastava un niente per far saltare la situazione. Infatti, dopo movimentate e eccitate trattative la Francia si sentì presa in giro e dichiarò guerra alla Prussia. Ma non aveva valutato bene la situazione in Germania, perché i risentimenti nella popolazione nei confronti della Francia risalenti ancora alle guerre contro Napoleone erano tali da convincere anche gli stati della Germania meridionale ad aderire alla guerra. Nel caso della Baviera, regnata da Ludwig II, Bismarck ottenne la sua partecipazione corrompendolo con una cospicua somma di denaro di cui Ludwig aveva bisogno per far costruire i suoi famosi castelli.

La guerra alla quale adesso partecipò quasi tutta la Germania durò 6 mesi e finì con la totale disfatta della Francia. Il 16 gennaio del 1871, nella galleria degli specchi della reggia di Versailles, il re della Prussia fu proclamato primo imperatore del nuovo Reich, col nome Guglielmo I.
1871: la proclamazione di Guglielmo I a Imperatore della Germania 1871: la proclamazione di Guglielmo I a Imperatore della Germania 1871: la proclamazione di Guglielmo I, già re di Prussia, a Imperatore della Germania, nella Galleria degli Specchi della Reggia di Versailles.
Quadro di Anton von Werner

La nascita della Germania - la morte della Prussia

Considerando che in questo Reich l'imperatore era prussiano, il cancelliere (Bismarck) pure, più della metà della sua popolazione viveva in Prussia, la maggioranza dei ministri e dei deputati del parlamento nazionale era eletta in Prussia, si potrebbe pensare che adesso la Prussia dominava tutto. Infatti, all'estero dicevano: "La Prussia si è mangiata la Germania". Ma non era così. Il primo ad averlo capito era proprio il re della Prussia che prima di essere proclamato Imperatore della Germania non era affatto entusiasta di diventarlo e voleva addirittura dimettersi prima. Quando Bismarck, proprio il giorno prima dell'incoronazione, riuscì a convincerlo ad accettare la corona, Guglielmo scoppiò in lacrime e disse: "Domani sarà il giorno più infelice della mia vita, perché dovrò assistere al funerale della mia amata Prussia."

Per convincere gli altri stati della Germania ad aderire al Reich, Bismarck dovette concedere loro vaste autonomie. E con gli anni l'influenza degli altri stati tedeschi aumentò sempre di più, specialmente dopo le dimissioni di Bismarck nel 1890. La Prussia, pur rimanendo la parte geograficamente più grande della Germania, divenne sempre di più uno stato tra gli altri. Ora i cancellieri del Reich provenivano anche da altre regioni. Nel 1918, alla fine della prima guerra mondiale, era finita anche la monarchia degli Hohenzollern.

Nella breve vita della prima repubblica tedesca, la Repubblica di Weimar, la Prussia visse, per l'ultima volta un piccolo periodo di fioritura. Mentre nei 14 anni di questa infortunata Repubblica il suo cancelliere cambiò ben 13 volte, la Prussia rimase un'isola di stabilità, con sempre lo stesso presidente, il socialdemocratico Otto Braun (90) (chiamato anche "ultimo re della Prussia") e rimase anche l'ultimo baluardo contro avanzata del partito di Hitler, fino al 1932 quando il governo della Prussia fu cacciato via e sostituito da un commissario dell'estrema destra. Questa fu la fine dello stato della Prussia.
Otto Braun, ultimo presidente della Prussia Otto Braun, ultimo presidente della Prussia Otto Braun, presidente della Prussia durante la Rpubblica di Weimar
Foto:
Bundesarchiv
Quando gli alleati nel 1947, alla fine della seconda guerra mondiale, dichiararono ufficialmente sciolto lo stato di Prussia, la Prussia, in realtà era morta già da 15 anni.

Cos'è rimasto, oggi, della Prussia?

A livello politico praticamente niente. Esiste un ente pubblico che si chiama Stiftung preußischer Kulturbesitz (Fondazione tesori culturali della Prussia) che amministra il lascito culturale degli Hohenzollern, i castelli, parchi e molti degli edifici storici che erano di proprietà del defunto stato e che sono sopravvissuti alla seconda guerra mondiale.

Poi c'è anche il Borussia Dortmund. "Borussia" è la forma neolatina di "Prussia", ma probabilmente nemmeno i fan più accaniti di questa celebre squadra di calcio lo sanno...

Forse la cosa più importante che rimane oggi della Prussia è un mito. Ma quando un personaggio del passato - oppure, come in questo caso, uno stato - diventa un mito, questo significa sempre una semplificazione, una riduzione di un fenomeno complesso a uno più ad uso e costumi dell'opinione pubblica - o peggio - di una corrente politica. Molti storici del passato hanno raccontato la storia della Prussia come un processo che dall'inizio aveva un preciso senso, che mirava alla fine alla costituzione della "Grande Germania" nata nel 1871, glorificandola così come un risultato inevitabile e della storia, come uno stato compiuto e perfetto. Hitler ha cercato di mettersi nella tradizione di Federico II presentandosi come una specie di esecutore del suo testamento. E ancora oggi, tra storici, giornalisti e anche da certi uomini politici, si discute se la Prussia sia stata più uno stato reazionario e militarista o uno stato moderno e aperto alle novità economiche e politiche.

La Prussia è stata invece tutto questo, uno stato con molte facce positive e negative. Nella sua breve esistenza assomiglia un po' a una cometa che appare all'improvviso nel cielo dell'Europa, diventa molto luminosa e sparisce presto, lasciando poche tracce.

E ci sono anche certi riferimenti semi-serie al passato, come in questo caso:
Mario Draghi con un elmetto prussiano Mario Draghi con un elmetto prussiano Nel 2012, un redattore del quotidiano tedesco "BILD" (a destra) regala a Mario Draghi (a sinistra), presidente della Banca Centrale Europea, un elemetto prussiano, con l'augurio che Draghi governi la BCE con lo stesso rigore con cui Federico II aveva governato la Prussia.
Foto: Bildzeitung

Le fonti di questo articolo:

Libri (in lingua tedesca): Libri (in lingua italiana): Pagine internet (in lingua tedesca): Pagine internet (in lingua italiana):

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